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Fokus
1/2.2010


 Brown è uno spazio d'arte contemporanea indipendente, una rivista online, un gruppo di artisti che non si sente rappresentato dalle gallerie Milanesi, un laboratorio di resistenza e di ricerca che rende possibile la convergenza e il conflitto tra le opere gli artisti e i curatori.


Brown - Tre artisti-curatori


von: Noah Stolz

  
links: Nicola Martini · Burial deep in surfaces, veduta dell'installazione, 2009.Photo: Jacopo Menzani
rechts: New Italian Epic, veduta dell'esposizione collettiva a cura di Andrea Bruciati, 2009


Brown è senza dubbio il sintomo e la reazione milanese più autorevole a uno specifico stato di atrofia critica dell'arte e della necessità degli artisti di riconfigurare i ruoli e le regole del gioco agendo là dove ne le istituzioni ne le gallerie possono arrivare. Non è un caso quindi se Brown nasce proprio a Milano, una metropoli nella quale, malgrado il suo potenziale economico e il suo vasto pubblico, la via di mezzo tra le grandi istituzioni e il circuito delle gallerie commerciali quasi non esiste. Chiunque abbia visitato Milano, le gallerie e suoi i musei nell'arco dell'ultimo decennio sa che l'offerta, specie nell'ambito del contemporaneo, è principalmente legata all'iniziativa privata. Le fondazioni Prada e Trussardi così come le grandi gallerie (De Carlo e Marconi due esempi su tutti) sono le più accreditate strutture dedicate all'arte contemporanea e, fatta eccezione per Viafarini e Careof, probabilmente nessuno spazio indipendente gode di sovvenzioni pubbliche.
Brown nasce quindi in condizioni sfavorevoli e non a caso trova spazio in un seminterrato, ma è questa anche la sua forza distintiva. In men che non si dica i suoi vernissage sono diventati una tappa obbligata per il pubblico locale e da tempo si è cominciato a parlare di Brown oltre i confini nazionali. I suoi tre fondatori - Luca Francesconi, Luigi Presicce, entrambi artisti e Valentina Suma, curatrice - pur essendo sostenuti da numerosi artisti e sostenitori non hanno dato luogo al tipico spazio indipendente «autogestito». Se attraverso Brown rappresentano un'intera comunità di artisti e hanno imbastito un programma ambizioso, aperto a collaborazioni esterne, le loro posizioni rimangono molto personali e chiaramente singolari. Per certi versi sono il prolungamento della ricerca artistica dei tre artisti-curatori. Addentrandosi nel sito di Brown si intuisce che la sua linea editoriale è orientata in buona parte su temi che raramente interessano la critica d'arte attuale, quali la metafisica, l'alchimia, il concetto di eternità, le tradizioni popolari e il loro rapporto con l'arte contemporanea. Questa particolare attitudine si riflette nei progetti espositivi. In «Telepatic pavillion», l'artista A. Wolff è stato invitato ad allestire nello spazio una serie di progetti espositivi richiesti da Brown a diversi curatori. Il senso di questa inziativa non era dunque da confondere con una semplice inversione di ruoli tra curatore ed artista, bensì come il tentativo di cambiare la prospettiva da cui si osserva l'arte per estrapolarne i mutamenti e i fenomeni di ibridazione in corso. Attualmente e fino a fine Febbraio è possibile visitare l'esposizione «Burial deep» in surfaces di Nicola Martini.

Noah Stolz è curatore presso la spazio d'arte contemporanea la rada.



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Ausgabe 1/2  2010
Autor/in Noah Stolz
Künstler/in Brown
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