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Fokus
9.2010


 La Manica Lunga del Castello di Rivoli ospita un progetto site-specific a cura di Adam Carr. Una riflessione sulla forma stessa della mostra come dispositivo per la visione. Simmetria, duplicazione e illusione ottica sono alcuni dei temi che attraversano un'esposizione in grado di destabilizzare il rapporto tra opera e spettatore.


La Manica Lunga - Exhibition, Exhibition


von: Francesco Garutti

  
Marcel Broodthaers · Deux tonneaux, 1966, Due barili dipinti in legno, gusci d'uovo, 33 cm x 25 cm x 25 cm ciascuno © ProLitteris, Zürich


Attraversando «Exhibition, Exhibition» la sensazione è quella di trovarsi all'interno di una delle macchine ottiche pensate da J.F.Nicéron, esploratore della visione e della rappresentazione vissuto nel XVII secolo. I suoi vetri moltiplicatori e i suoi esperimenti sull'anamorfosi sono stati strumenti indispensabili alla ricerca sui modi di figurazione dello spazio, ma soprattutto dispositivi utili alla riflessione teoretica sul rapporto tra l'Io e l'altro, l'unità e la molteplicità.
La Manica Lunga è pensata da Carr come un lungo cannocchiale all'interno del quale lo spazio è suddiviso in due identiche gallerie, a loro volta tagliate a metà da un muro secante ciascuna delle sale. La pianta dell'esposizione, ripartita simmetricamente a creare così due mostre in successione, ospita le opere di quaranta artisti internazionali i cui lavori affrontano il tema del doppio e della duplicazione costringendo lo spettatore a esplorare la mostra in modo inusuale, a confrontare le differenze tra le parti, inducendolo a percorrere in modo non lineare il lungo corridoio dell'esposizione. Da Boetti a Paolini, da Auerbach a Prieto, da Broodthaers a Favaretto, gli artisti sono chiamati a interpretare la struttura simmetrica e speculare dello spazio con opere in alcuni casi pensate appositamente per il progetto, in altri casi duplicate o prodotte in serie. Nina Beier realizza «Trauerspiel», 2010, un lavoro la cui processualità è potenzialmente infinita. La giovane artista danese distrugge una scultura da lei stessa realizzata ed affida a quattro attori il racconto orale della produzione dell'opera, il soggetto e le tecniche da lei utilizzate. Le sculture così concepite rivelano differenze e dissomiglianze. In una sorta di telefono senza fili materiale la processualità dell'opera produce una narrazione destinata a ramificarsi per scissioni successive; la forma dell'oggetto tradotta oralmente muterà propagandosi.
Identità, autorialità e riproduzione sono invece i temi intorno ai quali ruota il bellissimo lavoro di Maurizio Cattelan «Myself, Oneself». Parte di un'opera in cui il doppio è copia, è furto. E' il 1997 quando l'artista italiano decide di realizzare per la sua personale da Perrotin una mostra identica - anche nei prezzi e nel comunicato stampa -
a quella che l'amico Carsten Holler aveva allestito presso la galleria fisicamente adiacente, destabilizzando sia il mercato sia lo sguardo dello spettatore.
Ed è infatti centrale la funzione del visitatore in «Exhibition, Exhibition», il suo ruolo nello spazio e in relazione alle opere muta da osservatore ad esploratore, all'interno di una trama costituita da immagini e riflessi, verità ed apparenze.

Francesco Garutti è critico d'arte e curatore. Vive e lavora a Milano.



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Ausgabe 9  2010
Institutionen Castello di Rivoli [Rivoli/Italien]
Autor/in Francesco Garutti
Künstler/in Adam Carr
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