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Fokus
12.2010


 "Plus de fenêtres, ces yeux inutiles" è il titolo della mostra curata da la rada nell'ambito di "Les Urbaines", il festival delle arti emergenti di Losanna giunto alla sua 15esima edizione. Il quartiere industriale di Sévelin è il territorio d'azione per le opere, le performances e gli screenings di un gruppo di artisti internazionali che toccano e trasformano la città.


Les Urbaines - Il tempo sospeso della città


von: Francesco Garutti

  
Luigi Presicce · Trema profano trema, 2010, performance pubblica, Monteroni (Lecce). Photo: Giovanna Silva.


L'area industriale di Sévelin giace in una piccola depressione tra le colline di Losanna. Il quartiere è un'enclave in fase di trasformazione, in attesa di compiere una sorta di fisiologica metamorfosi urbana: da luogo di produzione a centro per il consumo, da polo industriale a surreale cittadella destinata a ospitare un'interessante mescolanza di funzioni, dal loisir allo studio, dai self storages alle agenzie pubblicitarie.
La geografia incerta di Sévelin è il territorio nel quale i curatori Stolz e Gosatti decidono di ambientare la sezione arti visive del festival: si tratta di una mostra disegnata come una narrazione a episodi, una sequenza di opere site-specific e performances aperte, progettate in dialogo con i vuoti potenziali di questo strano e inquieto brandello di città. Per i tre giorni del festival, l'arte colonizza un'area in trasformazione. Se all'inizio del 1999 il progetto di ricerca "Mutations" esplorava le relazioni tra mutazioni territoriali e autorganizzazione, le opere qui in mostra a Losanna possono essere descritte come dispositivi rivelatori di una condizione urbana sospesa. Piccole utopie applicate, disperse in un'area senza tempo.
L'opera luminosa di Kerim Seiler si vede già in lontananza; installata su una sorta di nuovo suolo, l'estesa copertura di una scuola, appare come un grande orologio digitale incapace di scandire ore e minuti. Si tratta di un reticolo denso di neon, una griglia tridimensionale dal sapore tardo moderno che campeggia sulle architetture.
Dalla superficie della città alle sue radici per l'azione di Dragana Spanjos che ha luogo negli inquietanti sotterranei del rifugio antiatomico del teatro de L'Arsénic. L'artista veste e avvolge quattro musicisti in un involucro di stoffa: come larve o bozzoli i quattro suoneranno senza sosta per tre giorni un brano dei Radiohead. Il suono diverrà ossessione, lo spazio del bunker ne costituirà l'eco fisica e mentale.
Tredici gli interventi, dagli spazi totali di Oliver Ross alla presentazione della nuova edizione di "Seal Hunt" di Carlos Casas, dove la rappresentazione del paesaggio è anche studio sociale. Metafora della mostra sembra essere l'intervento del ticinese De Bernardo: sul ponte Chadeuron sventolano trentasei bandiere dai colori sgargianti. Ci appaiono per assonanza cromatica come vessilli di una certa cultura alternativa, di movimenti sociali e rivoluzioni. Ma la matrice di quei colori e di quei disegni è uno degli stendardi dell'antica Guardia Svizzera. L'icona della sicurezza si confonde con l'immagine della ribellione. Ecco un'opera politica che ci parla di città.

Francesco Garutti è critico d'arte e curatore. Collabora con Domus e Mousse magazine.


Bis: 05.12.2011



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Ausgabe 12  2010
Autor/in Francesco Garutti
Künstler/in Oliver Ross
Künstler/in Kerim Seiler
Künstler/in Oppy De Bernardo
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