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Fokus
5.2011


 La mostra di Roman Ondák alla Fondazione Galleria Civica di Trento costituisce l'ultimo capitolo di un più ampio progetto che comprende le due esposizioni tenutesi nel 2010 alla Villa Arson di Nizza e alla Salzburger Kunstverein di Salisburgo. ‹Eclipse› è sicuramente un'occasione che da luogo a un'articolata riflessione sul lavoro dell'artista slovacco.


Roman Ondák - Spostare il visibile e invertire l'orizzonte


von: Patrick Gosatti

  
Fossilized Longitudes and Latitudes, 1991, Courtesy l'artista, Fondazione Galleria Civica di Trento. Foto Hugo Muñoz


Attraverso una'opera polimorfa costituita da installazioni, sculture, video e performance, Roman Ondák interroga e mette in questione costantemente il limite tra il reale e la sua rappresentazione così come quello tra un'esperienza estetica e una semplice esperienza quotidiana. Oggetti, immagini e situazioni sono sottoposti a continui spostamenti, stranianti inversioni e disinvolti trasferimenti che perturbano tanto lo statuto dell'oggetto esposto tanto la percezione dello spettatore. Questi dislocamenti costituiscono una caratteristica fondamentale della pratica artistica di Ondák, che si tratti di sovvertire i ruoli e le convenzioni estetiche, di differire le possibili interpretazioni o di sospendere le aspettative degli spettatori. Basti menzionare «Loop» (2009), installazione realizzata in occasione dell'ultima edizione della Biennale di Venezia in cui l'artista ha letteralmente trasformato il Padiglione della Repubblica Ceca e Slovacca in un giardino coperto, un passaggio sospeso tra naturale e artificiale, ordinario e paradossale.
Spingendo agli estremi quella soglia fragile e fluida che separa un oggetto qualsiasi da un'opera d'arte, Roman Ondák da luogo a un intrigante gioco di analogie e contrasti teso a distogliere e al contempo attirare l'attenzione dello spettatore invitandolo a prendere coscienza del suo ruolo e a completare in un certo senso l'opera stessa. In questo senso, le opere possono essere concepite come dei veri e propri processi rappresentativi che interrogano e mettono in discussione la distinzione tra la realtà e l'opera d'arte. L'opera di Ondák appare in questo contesto come una vera e propria analisi dei molteplici aspetti della vita quotidiana, di quei dettagli impercettibili e sfuggenti che popolano il reale e che una volta decontestualizzati acquistano una sorprendente visibilità.
Questa stessa attitudine si manifesta in modo analogo attraverso un'attenta indagine dell'architettura degli spazi espositivi rivelando, attraverso una radicale economia formale, la possibilità di considerare lo spazio stesso come un'opera d'arte. In questo senso l'installazione monumentale realizzata nel piano interrato della Galleria Civica di Trento, «Eclipse» (2011), è un perturbante sconvolgimento dei nostri riferimenti percettivi e una sconcertante ambiguità architettonica. La perplessità dello spettatore è sicuramente in evidente contrasto con la forte presenza fisica e dell'opera, ma l'aporia è solo il primo momento di processo cognitivo più ampio. Patrick Gosatti è curatore presso lo spazio d’arte contemporanea la rada.



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Ausgabe 5  2011
Autor/in Patrick Gosatti
Künstler/in Roman Ondák
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