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Fokus
9.2011


 Raccoglitore, esploratore, accumulatore, assemblatore. Dopo i musei di scienze naturali, antropologia e arti antiche di mezzo mondo, Mark Dion sbarca a Montecarlo per confrontarsi con il mare. ‹Oceanomania› è una mostra ai confini delle discipline fra omaggi ai pioneri dell'esplorazione, piccole retrospettive dallo sguardo acuto e accostamenti mimetici.


Mark Dion - Inter Mirabilia Miranda


von: Denis Isaia

  
Veduta del gabinetto delle curiosità al Museo Oceanografico di Monaco, 2011. Courtesy NMNM, Museo Oceanografico e Mauro Magliani & Barbara Piovan


Le scoperte fanno dimenticare. Nell'anno in cui l'intera Costa Azzurra omaggia cinquant'anni di fermento artistico, Mark Dion si presenta a Montecarlo con un progetto di ampia scala diviso in cinque capitoli e due sedi. La mostra è un percorso studiato per la pelle. Si inizia dove si vuole. Tanto ci si perde sempre. Al Nouveau Musée National de Monaco Mark Dion indossa i panni del curatore e insieme a Sarina Basta e Cristiano Raimondi, curatori del Museo, scandaglia 24 opere di cui condivide le passioni: il mare appunto con il suo carico di mondi fantastici e utopie zoppicanti. Si inizia al piano terra dove la grande piovra di Katharina Fritsch ricorda il linguaggio disneyano dei primi lavori dello stesso Dion. Ai piani superiori c'è spazio per un raro film subacqueo di Man Ray e le meditazioni sul destino delle utopie fra moderno e postmoderno nei lavori di Peter Coffin, Matthew Barney, David Brooks, Claude Monet e William Turner fra gli altri.
Risalendo la mostra il ritmo si fa incalzante fino all'epifania dell'ultimo piano risolta nelle grandi pitture che Bernard Buffet ha dedicato al capolavoro di immaginazione di Jules Verne ‹20.000 leghe sotto il mare›. Date le dimensioni annunciate, al Museo Oceanografico - la sede del quinto ed ultimo capitolo che Dion riserva al suo intervento d'artista - ci si aspetterebbe un'esplosione degli spiazzamenti a prova di morale che lo hanno reso noto. Invece nelle sale del Museo Oceanografico, il confronto serrato fra piacere esplorativo, volontà conoscitiva e distruzione è solo accennato e le ambiguità sembrano sopite nel piacere stesso della visita.
Sebbene la monumentalità dell'enorme gabinetto delle meraviglie, l'acida tassonomia del presente a cui ci hanno abituato le grandi opere di Dion sembra dispersa. Se ne ritrova traccia in alcuni piccoli lavori: ‹Iceberg and palm trees, Flamenco› e la potente bacheca di ‹The Sturgeon›. Troppo poco. Allora sorge il dubbio di un volontario passo indietro dell'artista. Inutile cercare un corpo a corpo con il museo, soprattutto se quasi ideale come quello di Montecarlo che lascia cadere la scienza nella storia. Rispetto ai grandi scheletri di balena, ai cimeli e ai trofei si può intervenire solo interrompendo la narrazione qua e là per rendere la grande macchina onirica ancora più vicina. In omaggio ad una delle profezie comuni ad alcune delle ricerche artistiche degli ultimi anni: il lucido piacere della ricerca dell'oblio.
Denis Isaia, Ricercatore e curatore d'arte contemporanea. Fra i progetti sviluppati: ‹Tabula Rasa, la seconda luna - Award for Passions›, ‹Three stories of balance on the threshold of fiction›, ‹The title is the audience›.


Bis: 30.09.2011



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Ausgabe 9  2011
Institutionen Musée Océanographique [Monaco-Ville/Monaco]
Autor/in Denis Isaia
Künstler/in Mark Dion
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