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Fokus
11.2011


 Ogni due anni il Museo Cantonale d'Arte di Lugano ospita un'esposizione dedicata al vincitore del Premio Manor Ticino. La costellazione di opere realizzata da Pascal Schwaighofer per questa quarta edizione del premio tratteggia un intricato disegno di ombre e correlazioni.


Pascal Schwaighofer - La distanza del tempo


von: Noah Stolz

  
Pascal Schwaighofer · Opoyaz (yellow clay), 2011, Slideshow


Nella breve introduzione al suo corso sul contemporaneo presso l'Università di Venezia Giorgio Agamben traccia i contorni di un Aleph Borgessiano, o di una costellazione di idee tese a rischiarare l'oscuro rapporto che il tempo stabilisce con la sua stessa rappresentazione. «La contemporaneità» - asserisce il filosofo - «è una singolare relazione con il proprio tempo, che aderisce ad esso e insieme, ne prende le distanze». Più che dare una definizione del contemporaneo Agamben esegue un'ellissi, circoscrive il soggetto lasciando che da questo percorso affiori un'immagine. Il grado di definizione dell'apparire è, secondo Agamben, indicato nel rapporto di coincidenza tra il «vedere» e il «pensare» il proprio tempo, salvo che questa coincidenza non può che aver luogo in aree oscure del nostro presente, le cui eventuali zone di opacità sono il frutto di una bassa esposizione alle luci dello spettacolo e proprio per questo permettono di dare luogo a una moltitudine di connessioni tra i tempi. Sono appunto la definizione di questa idea di oscurità e la connessione tra i tempi che ne deriva, uno dei filtri che ci permette di rivelare i principi attorno ai quali verte l'installazione di Pascal Schwaighofer.
Non che l'oscurità sia qui materialmente espressa nelle scelte di allestimento; nelle sale le luci permangono, anzi, dal ballatoio centrale filtra luce naturale, solitamente occultata da pesanti tende. L'oscurità che qui si vuole evocare è dominata da altre sfere - prima fra tutte quella dell'arcaico -, poiché in sostanza si esprime attraverso le gradazioni di una fievole luce, che è interiore e non esterna agli oggetti. Ognuno di questi oggetti è anzitutto il risultato di un processo. La pratica artigianale dell'arte è infatti la vera materia prima cui si ispira Schwaighofer. Pratica che nella luminosa realtà del contemporaneo non può che scontrarsi con la finitudine dell'oggetto industriale. Questa finitudine non è peraltro trascurata dall'artista, che non disdegna di rimetterne in circolazione la memoria di cui per altro questi materiali sono capaci.
Nell'installazione di Lugano incontriamo quindi bastoni dorati secondo le regole tradizionali della lavorazione delle tavole in legno sulle quali sono dipinte le icone, ma anche tende a fili di materiale sintetico, di quelle che si vedono negli uffici delle banche, bicchieri la cui apertura è coperta da uno strato di cellophan, o pietre litografiche preparate per la stampa (Opoyaz). Sulle pareti del ballatoio sono infine stampate una serie di riproduzioni fotografiche di alcune celebri stampe dell'artista giapponese Hokusai.
Noah Stolz è co-curatore presso la spazio d'arte contemporanea la rada e membro della commissione federale d'arte.


Bis: 08.01.2011



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Ausgabe 11  2011
Institutionen MASI/Palazzo Reali [Lugano/Schweiz]
Autor/in Noah Stolz
Künstler/in Pascal Schwaighofer
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