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Fokus
12.2011


 La pubblicazione della prima monografia (realizzata dal Musée Jenisch Vevey e le Edizioni Periferia di Lucerna) dedicata a Silvia Buonvicini ha coinciso con una convincente personale al Centre Culturel Suisse a Parigi. Breve viaggio all'interno del lavoro di un artista da sempre considerata un outsider.


Silvia Buonvicini - Scanner


von: Michele Robecchi

  
Silvia Buonvicini · Scanner, 2011, Veduta dell'installazione, Centre Culturel Suisse, Paris Photo: Marc Domage


Il lavoro di Silvia Buonvicini è la proverbiale punta dell'iceberg. Il vocabolario che utilizza per stabilire un dialogo con lo spazio presenta stretti legami con il minimalismo, e anche se la specificità del luogo è un fattore tenuto in considerazione, una relazione vera e propria con l'architettura è fondamentalmente assente. Pareti e soffitti sono infatti ignorati e l'attenzione è interamente dedicata al suolo, l'unico limite dimensionale esistente in natura, nascondiglio del passato i cui diversi strati assumono la doppia funzione di ponte e strumento di misura della distanza temporale.
A prima vista, i tappeti di Buonvicini potrebbero ricordare una parte del lavoro di Rudolf Stingel, ma mentre nel caso dell'artista altoatesino il rivestimento del suolo svolge un ruolo apertamente decorativo nei confronti dello spazio e dello spettatore, Buonvicini spinge questo concetto in un'altra direzione, utilizzandolo come tela «totale» per creare dei disegni la cui conformazione suggerisce un'appartenenza ad uno schema più grande, come se fossero delle finestre destinate a lasciar intravedere l'essenza del paesaggio sottostante senza rivelarne del tutto la forma. Lo stile stesso del disegno, che è frutto di un elaborato processo dove l'artista incide la superficie con un saldatore, rafforza il suo legame con la storia grazie ad un tratto imparentato con il graffitismo, ma si distingue anche per l'assenza di un progetto preventivo. Il contrasto tra la condizione di permanenza trasmessa dall'opera e la sua esecuzione istintiva trova un riscontro appena percettibile nell'accettazione e conseguente integrazione di eventuali errori. L'errore non è mai totalmente indelebile, e la sua apparizione costringe ad una correzione di rotta destinata a generare dei risvolti che non potranno mai essere valutati definitivamente nel tempo.
Se si considera il background di Buonvicini, che è improntato sulla coreografia e sul teatro, l'idea di concentrarsi sul suolo come dimensione per canalizzare la propria creatività può sembrare quasi una scelta logica. È una questione esemplificata dalla natura performativa dei suoi interventi, che rispolvera nozioni sulla provvisorietà dell'azione, e le qualità esplorative che la caratterizzano. L'arte, al contrario della danza, è però un'esperienza solitaria, e il messaggio che sembra emergere è che la multidisciplinarietà funziona soltanto quando si riesce a comunicare con la stessa intensità rispettando le potenzialità e i limiti dettati da ogni veicolo espressivo. L'arte di Buonvicini nasce da una scansione mentale del territorio, e da una costante ricerca che si materializza in un dialogo in divenire tra abitante e terreno su cui cammina.
Michele Robecchi vive a Londra. Segue le pubblicazioni d'arte per la Phaidon Press.



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Ausgabe 12  2011
Institutionen Centre Culturel Suisse [Paris/Frankreich]
Institutionen Galleria Edizioni Periferia [Luzern/Schweiz]
Autor/in Michele Robecchi
Künstler/in Silvia Buonvicini
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