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Fokus
5.2012


 In un'epoca dominata dalla competitività, soprattutto finanzia­ria, la 7. Berlin Biennale, ha invece puntato sulla parola «solidarietà», invitando altre istituzioni culturali a partecipare al dibattito. L'Istituto Svizzero di Roma ha risposto per primo con un programma di eventi. Abbiamo intervistato Salvatore Lacagnina, responsabile dell'ISR, per saperne di più.


Solidarity Actions - L'ISR accoglie la sfida dalla 7. Berlin Biennale


  
Occupazione del Teatro Valle, Roma, 14 giugno 2011


Cipullo: Com'è nata la collaborazione con la Berlin Biennale e in cosa consistono le azioni di solidarietà sviluppate dall'ISR?

Lacagnina: Ho lavorato con Artur Żmijewski - il curatore della 7. Berlin Biennale - quando dirigevo la Galleria Civica Montevergini a Siracusa. Con lui condivido molti dubbi e posizioni. Partiamo da un punto comune: il sistema attuale è logoro, ripetitivo, chiuso in se stesso. Crediamo che la cooperazione sulla base di idee condivise sia una forma che oggi manca all'arte. Le nostre ‹Solidarity Actions› sono molteplici e si muovono in diverse direzioni. Le abbiamo chiamate «Beginnings» perché rappresentano vari inizi possibili. Abbiamo realizzato un blog, incontri e dibattiti. Stiamo lavorando con gli artisti per mettere alla prova certe idee e certi modi di procedere. All'inaugurazione della Biennale abbiamo presentato P/ACT for ART, un giornale, già editato a Berlino l'autunno scorso, firmato da 50 autori per riflettere criticamente sullo stato della cultura e delle istituzioni che la rappresentano con un focus legato a Roma e alla Svizzera.

Cipullo: La prima «azione» ha visto la partecipazione di # Occupy Geneva, Krytyka Polityczna, il Teatro Valle e la LUM di Roma. In che modo si può far dialogare queste realtà con il mondo dell'arte?

Lacagnina: È la sfida che abbiamo davanti. Esistono gruppi organizzati e movimenti che sono nati spontaneamente nell'ultimo anno. Ci sono saperi e pratiche che si possono scambiare e intersecare. Se l'arte ha ancora un qualche valore di sovversione e di ri-immaginazione della realtà, deve confrontarsi con questa complessità. Da #Occupy Geneva è arrivato un monito chiaro: la politica è l'insieme delle relazioni che si crea tra gli uomini. L'anno scorso intitolammo un progetto ‹Sì, sì, sì! No! No! ›. Volevamo dire proprio questo evitando noiose derive filosofiche.

Cipullo: In che modo l'arte può oggi incidere sulla vita sociale e politica?

Lacagnina: Ti rimando a un libro pubblicato dalla Biennale: Forget Fear, edito da Żmijewski e da Joanna Warsza, che indaga proprio questo aspetto offrendo possibili risposte. Occorre animare tutto ciò che accade, rendere verificabile la nostra capacità di agire e di creare nuovi orizzonti simbolici. Non possiamo continuare solo a formulare domande. Dobbiamo ripensare cosa è arte e cosa non è arte.

Valentina Cipullo vive tra Zurigo e Roma.


Bis: 01.07.2012



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Ausgabe 5  2012
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