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Fokus
10.2012


 Con un'installazione effimera e per certi versi improbabile in un quartiere residenziale di Napoli, Martin Soto Climent ­rileva con anonima discrezione e apparente disinvoltura il ­potenziale estetico, sociale e antropologico del gesto artistico nello spazio pubblico.


Martin Soto Climent - Il discreto potenziale dell'effimero


von: Patrick Gosatti

  
Martin Soto Climent · Impulsive Chorus, installazione effimera, Napoli, 2012


Mentre l'artista dispone con cura le lattine di Heineken e di birra Castello, i resti di ‹Impulsive Chorus›, azione performativa realizzata nella dimora del collezionista napoletano Fabio Agovino, un bambino incuriosito interroga la madre per cercare di capire le ragioni della curiosa installazione. La madre risponde perplessa alla domanda del figlio ipotizzando una festa in cui i convivi hanno bevuto troppo. Poco dopo, un passante interpella l'artista e chiede se il particolare dispositivo serva a spaventare gli uccelli, quest'ultimo risponde che sono, di fatto, i resti di una festa in cui i partecipanti hanno bevuto troppo. Un altro abitante del quartiere interpella nuovamente l'artista chiedendogli se per caso sta realizzando una performance, quest'ultimo ­risponde che sta costruendo un dispositivo per spaventare gli uccelli.
L'installazione dell'artista messicano Martin Soto Climent (*1977) lungo una scalinata che si snoda tra i palazzi residenziali tra Monte Dio e il quartiere sottostante di Chiaia a Napoli, costituisce il secondo episodio di un progetto performativo. Il primo momento di ‹Impulsive Chorus› è costituito infatti da una performance in cui i partecipanti sono stati semplicemente invitati a consumare tutte le birre a disposizione durante l'inaugurazione. Attraverso un'azione minimale se non quasi impercettibile, un perturbante mimetismo in cui il gesto artistico si sovrappone alla struttura del reale alterandone la normale percezione, Martin Soto Climent svela il potenziale intrinseco di un'azione in apparenza spontanea e a prima vista innocente. L'instabile tensione che separa la presentazione dalla sua rappresentazione, inutile ricordare la delicata se non vergognosa «emergenza rifiuti» che da anni ormai non migliora di certo la reputazione del capoluogo campano, costituisce per l'artista il punto nodale di una riflessione artistica, sociale e antropologica formulata attraverso un intervento interstiziale, effimero e reversibile. È tra l'altro particolarmente significativa la reazione di un altro abitante del quartiere che si è paradossalmente indaffarato a smontare l'installazione raccogliendo con nervosismo le lattine, allorché a pochi metri da quella scalinata i rifiuti sono «naturalmente» ammassati e abbandonati sui bordi delle strade. Il semplice fatto di intervenire nello spazio urbano deviando appunto dalla rassicurante «normalità» del quotidiano, sembra in questo senso trasformarsi in una vera e propria provocazione o piuttosto l'ostensione di una realtà evidentemente scomoda da accettare. (KB 9/2012, S. 70)
Patrick Gosatti vive a Zurigo. È un curatore indipendente e insegnante di teoria dell'arte alla HEAD di
Ginevra. gosatti.patrick@gmail.com



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Ausgabe 10  2012
Autor/in Patrick Gosatti
Künstler/in Martin Soto Climent
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