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Fokus
6.2013


 Il Padiglione svizzero alla 55. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia è per la prima volta gestito da Pro Helvetia. Una commissione indipendente ha selezionato Valentin Carron, il quale ha deciso di lavorare con Giovanni Carmine, curatore della mostra.


Biennale di Venezia - Incontro con il curatore Giovanni Carmine


von: Giovanni Carmine
von: Boris Magrini

  
Giovanni Carmine, curatore del Padiglione della Svizzera alla 55. Biennale d'Arte di Venezia


Magrini: Sei stato il coordinatore artistico della Biennale di Venezia 2011 diretta da Bice Curiger, cosa significa per te oggi essere il curatore del Padiglione svizzero?

Carmine: È sicuramente un'occasione importante, che prendo seriamente. Ciò che mi da più soddisfazione è il fatto che sia l'artista ad avermi scelto; significa che rispetta il mio lavoro di curatore. Un segnale, forse, che gli artisti si fidano di me!

Magrini: Come avete negoziato il dialogo con l'architettura di Bruno Giacometti?

Carmine: Il padiglione è stato concepito secondo un programma architettonico legato a una concezione «classicistica» dell'arte. Abbiamo quindi seguito la separazione delle funzioni dei vari spazi, rispettando il programma stabilito dall'architetto. Valentin ha deciso di non cercare lo spettacolo ma di concludere una ricerca intrapresa da alcuni anni. Il risultato è una vera e propria mostra, formalmente abbastanza semplice, ma intellettualmente raffinata.

Magrini: Valentin Carron è spesso descritto come un artista che interroga i concetti di autenticità, di tradizione, di artigianato, confrontati soprattutto con la questione del turismo e della globalizzazione. Questa descrizione è ancora pertinente?

Carmine: Il suo è stato etichettato come un lavoro locale, vallesano; questo secondo me non è più attuale. Credo che la sua opera abbia una portata universale; lo dimostra l'interesse di cui gode all'estero. Fondamentale nel suo lavoro è la questione dell'ornamento: gli elementi di cui lui si appropria sono spesso dettagli architettonici, come ad esempio il serpente che fa da filo d'Arianna nel padiglione e che proviene da una inferriata novecentesca di un posto di polizia di Zurigo. Il suo è davvero un lavoro che rimette in gioco l'idea di modernità.

Magrini: E al contempo l'idea stessa di scultura...

Carmine: Valentin Carron usa tecniche diverse, operando inoltre vari slittamenti. Il suo non è un discorso univoco; egli ha sviluppato un'idea quasi onnivora della possibilità di creazione artistica. Il motorino Ciao, ad esempio, è un vero e proprio ready-made ma è al contempo un omaggio all'Italia ed alla cultura industriale europea. Il serpente, poi, rinvia a un'idea della manualità, a una tradizione che è probabilmente andata persa a causa della globalizzazione. Si tratta di un discorso in parte moralizzante che trovo interessante.

Magrini: I grandi eventi come la Biennale di Venezia possono ancora essere propositivi o sono troppo condizionati dalle istituzioni politiche in gioco?

Carmine: La Biennale di Venezia è la più antica e la più importante; questo fa sì che i maggiori protagonisti la visitino e che ci sia un'offerta enorme di proposte. Il contesto spinge inoltre ogni artista a presentare un lavoro di grande qualità.

Magrini: Quali tendenze vedi nel panorama internazionale attuale dell'arte?

Carmine: Sono generalizzazioni rischiose. Sicuramente c'è una tendenza, nelle gene-razioni più giovani, di un ritorno all'oggetto, al manufatto. Questo implica delle esposizioni più museali.

Magrini: In quanto curatore, che cosa è cambiato nel tuo approccio all'arte?

Carmine: La grossa differenza è che con il tempo si sviluppa un approccio meno naïf, si riesce a leggere meglio il contesto di un lavoro, di una esposizione, ma anche del sistema. In verità continuano a piacermi opere molto diverse. Non ho mai cercato di muovermi secondo strategie di networking o di name-dropping: ho sempre cercato di lavorare con persone il cui lavoro mi sembrava importante in un certo momento.

Magrini: Se avessi avuto carta bianca per concepire l'esposizione del padiglione, che scelta avresti fatto?
Carmine: Difficile dirlo, forse non avrei fatto un'esposizione personale. Sicuramente sarei partito da una riflessione sul contesto, ma non so dove questo avrebbe portato. Bisogna considerare che il sistema di scelta per la presenza svizzera alla Biennale e la sua organizzazione suono nuovi. I tagli finanziari alla cultura, inoltre, hanno generato problemi che andranno in futuro affrontati.
Boris Magrini, storico dell'arte e curatore, vive e lavora a Zurigo. borismagrini@yahoo.fr


Bis: 24.11.2013



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Ausgabe 6  2013
Ausstellungen 55. Biennale di Venezia [01.06.13-24.11.13]
Institutionen La Biennale di Venezia [Venezia/Italien]
Autor/in Giovanni Carmine
Autor/in Boris Magrini
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