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Fokus
12.2014


 L'attuale esposizione alla Kunst Halle di San Gallo, realizzata in collaborazione con !Mediengruppe Bitnik e :digital brainstorming, espone le opere di artisti che riflettono sulla darknet, la rete anonima. Eva e Franco Mattes presentano un recente e sconcertante lavoro.


Eva e Franco Mattes - The Darknet


von: Boris Magrini

  
Emily's Video, 2012, video stills


Come ammonito da un celebre internet meme, ciò che è stato visto non può essere celato (unseen). Con lo sviluppo della rete, si sono difatti moltiplicati gli scambi di immagini e filmati di ogni genere, senza eccezione di opere particolarmente esplicite e grottesche. La creazione della darknet, che garantisce l'anonimato grazie alla tecnologia onion routing, principalmente intesa per fronteggiare la sorveglianza e la censura di internet da parte di autorità, ha costituito il luogo ideale anche per lo scambio e il commercio di prodotti illegali di ogni genere.
Gli artisti italiani Eva e Franco Mattes - i nomi sono degli pseudonimi - attingono dalle subculture legate ai media digitali sin dagli anni novanta, quando furono accomunati alla Net Art e conosciuti inizialmente con il nome del loro sito 0100101110101101.org. Da allora sfruttano, infiltrano e sovvertono social network, siti di incontri e videogiochi online, quali Chatroulette, Second Life e Counter-Strike. Il fascino per l'ambiguità, l'equivoco, nonché per il voyeurismo e la morbosità, era già presente nelle prime opere che li resero internazionalmente celebri. Alla biennale di Venezia del 1999, ad esempio, inscenarono le fotografie di presunte e macabre sculture iperrealiste, realizzate da un artista serbo scomparso, Darko Maver. Si trattò in realtà di una finzione: le immagini, raccolte da internet, costituivano la documentazione di vittime reali.
‹Emily's Video›, l'opera proposta a San Gallo, è piuttosto incentrata sull'orrore suggerito. Gli artisti hanno filmato le reazioni di persone invitate a visionare un film recuperato dalla rete anonima, segnalato come il peggiore in assoluto. Se il filmato in questione è stato apparentemente distrutto, rimane la documentazione delle rea-zioni sconvolte, disgustate e terrorizzate di coloro che ne hanno assistito alla replica. Del video è possibile unicamente riconoscere la musica tratta dalla colonna sonora del film Aguirre, composta dal gruppo Popol Vuh. I gesti e i commenti dei testimoni consentono in parte di intuirne il contenuto: «Why is he doing this?», «This is so disgusting!». Il lavoro gioca con lo spettatore finale dell'opera, con le sue attese, i suoi incubi e fantasmi, facendo leva sull'innata curiosità umana che contribuisce tuttora al successo di internet e della sua rete nascosta. L'opera solleva altrettanto la questione della mediazione e della ricostruzione della realtà, tema costante all'epoca della società postindustriale, caratterizzata dalle tecnologie digitali che hanno favorito la democratizzazione e la moltiplicazione dei canali di informazione.
Boris Magrini, storico dell'arte e curatore, vive e lavora a Zurigo. borismagrini@yahoo.fr


Bis: 11.01.2015



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Ausgabe 12  2014
Ausstellungen The Darknet [18.10.14-11.01.15]
Institutionen Kunst Halle Sankt Gallen [St. Gallen/Schweiz]
Autor/in Boris Magrini
Künstler/in Eva Mattes
Künstler/in Franco Mattes
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