Links zum Text und die Möglichkeit, diese Seite weiterzusenden, finden Sie am Ende dieser Seite


Fokus
11.2015


 La mostra che la Vebikus Kunsthalle Schaffhausen dedica ad Aldo Mozzini e Oppy De Bernardo mette i due artisti ticinesi di fronte a se stessi e al loro modo di lavorare insieme, portandoli a riflettere sulla ricchezza del fallimento e sulla dimensione speculare della loro collaborazione.


Aldo Mozzini & Oppy De Bernardo - Autoritratto del doppio


von: Lisa Pedicino

  
Aldo & Oppy, 2015, creta, 5x5x11 cm


Aldo Mozzini mi accoglie nel suo studio a Zurigo, una sera ancora calda d'autunno. Tra ritagli di feltro e statuette umanomorfe, mi mostra le immagini dei lavori realizzati a quattro mani con Oppy De Bernardo, a partire dalla loro mostra a La Rada dove per la prima volta, spontaneamente come le piante neofite raccolte allora nelle campagne ticinesi e ripiantate in quel compendio botanico, hanno iniziato a dedicarsi momenti di collaborazione vitali per entrambi, anche quando non sfociati in veri e propri ensemble.
«Questa mostra mette in scena il nostro fallimento nel compiere una scelta. Per questo, dopo una genesi lunga e travagliata, abbiamo deciso di mostrare noi», mi ­rivela subito Aldo, parlando dell'esposizione alla Vebikus Kunsthalle Schaffhausen. ­
È letteralmente così: Mozzini e De Bernardo riversano il fallimento nell'autoritratto del loro doppio, prendendosi una pausa da una collaborazione fusionale e rifiutandosi al contempo di decidere, nei loro lavori in coppia, a chi spetti l'autorialità di ciascun pezzo, facendo semmai di quei pezzi i frammenti di un'esposizione riflessiva. Lo spazio allestito a Sciaffusa è una pausa di riflessione sul ‹noi›, ma anche un riflettere il ‹noi› nella mostra, come in uno specchio in cui provare a ricomporre un soggetto unitario. In questa interessante operazione di ricostruzione identitaria, però, il soggetto riflesso dai frammenti di storia dei due artisti è e resta duale, sfuggendo a qualsiasi unitarietà. Tra i quattro piccoli Aldo e i quattro piccoli Oppy, pedine che si affrontano sulla scacchiera al centro della sala, non esiste vincitore, l'indeterminatezza della partita lascia il risultato aperto all'infinito. L'affermazione della propria individualità e al contempo la presa di coscienza di una vicinanza speculare, condensate nella sospensione della battaglia a scacchi, si svelano nel grande mosaico che mostra il loro doppio autoritratto a parete: una foto emersa dalle memorie che Internet custodisce a nostra insaputa, su cui gli artisti agiscono imperlandovi l'opposizione cromatica di biglie bianche e nere.
L'operazione di aggregare i tanti frammenti sparsi è orchestrata dalla postazio-ne arretrata di un tavolo di regia rattoppato, assemblaggio di pezzi di legno, che si espande come procede il lavoro a due di Mozzini e De Bernardo, aggiungendo di volta in volta un elemento al precedente. Il risultato è una vista allargata e non finita sull'operare in coppia, sulle scoperte che nel tempo ciascuno fa dell'altro, e sulla scoperta di se stessi attraverso l'altro.
Lisa Pedicino, giornalista e storica dell'arte, coordina il programma di scambio «Viavai» di Pro Helvetia


Bis: 06.12.2015



Links

Anfang Zurück zum Anfang
Ausgabe 11  2015
Ausstellungen Oppy De Bernardo, Andrea Good, Aldo Mozzini [07.11.15-06.12.15]
Video Video
Institutionen Vebikus Kunsthalle Schaffhausen [Schaffhausen/Schweiz]
Autor/in Lisa Pedicino
Künstler/in Aldo Mozzini
Künstler/in Oppy De Bernardo
Weitersenden http://www.kunstbulletin.ch/router.cfm?a=1510141520003A9-7
Geben Sie diesen Link an, falls Sie diesen Eintrag weitersenden möchten.