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Fokus
4.2016


 Il MASI, sede di Palazzo Reali, presenta ‹Armand Schulthess. Creatore di un favoloso giardino d'Art Brut in Ticino›, esposizione a cura di Lucienne Peiry, dedicata al giardino nato dal lavoro di accumulazione e montaggio di Armand Schulthess e distrutto poco dopo la sua morte.


Armand Schulthess — memoria collettiva


von: Regaida Comensoli

  
Armand Schulthess · Assemblage, 1971, Courtesy Hans-Ulrich Schlumpf


Nei primi anni cinquanta, Armand Schulthess (1901-1972) abbandona il proprio lavoro di funzionario federale a Berna per stabilirsi ad Auressio, dove risiederà fino alla fine dei suoi giorni dedicandosi, in isolamento pressoché totale, all'elaborazione di una cosmologia personale composta da saperi differenti. Intrecciando psicoanalisi, filosofia, ricerche scientifiche contemporanee ma anche astrologia e articoli prelevati da riviste scandalistiche, l'artista ricerca elementi ricorrenti e rapporti di causalità, capaci di ordinare il caos e spiegare il mondo. Questi studi sono in seguito trascritti su migliaia di placche in metallo appese agli alberi che componevano, con una rete di sentieri, passerelle e installazioni, il giardino del sapere di Armand Schulthess. In questa creazione totale, i confini tra esterno e interno - la casa e il giardino, la natura e la costruzione umana - sono lentamente eliminati. Le placche mobili, gli assemblaggi e i messaggi scritti da Schulthess si amalgamano con l'ambiente fino a diventarne parte integrante, mentre nell'abitazione si crea un'invasione organica composta dai fogli e dagli oggetti appesi alle pareti che invadono lo spazio, fagocitandolo come piante parassite.
Gran parte dell'opera di Armand Schulthess verrà però distrutta poco dopo la sua morte, per volontà degli eredi e delle autorità ticinesi. Quello che rimane oggi sono gli assemblaggi mobili, le placche di metallo dipinte, alcuni libri rilegati e i collage, esposti in occasione della mostra a Palazzo Reali insieme alle testimonianze fotografiche di Ingeborg Lüscher, Gérald Minkoff e Hans-Ulrich Schlumpf. Questa esposizione, come d'altronde quella del 2014 al centro Dürrenmatt di Neuchâtel, ‹Le labyrinthe poétique d'Armand Schulthess› sempre a cura di Lucienne Peiry, è quindi obbligatoriamente un lavoro archeologico, di ricostruzione e di indagine sulla mitologia individuale, termine coniato da Harald Szeemann, di Armand Schulthess. ­Allo stesso tempo però, l'esposizione afferma l'impossibilità di ricongiungersi con il passato, ribadita dalla proiezione in loop del documentario di Hans-Ulrich Schlumpf, ‹Armand Schulthess. J'ai le téléphone› (1974), dove nelle scene finali possiamo assistere alla distruzione laboriosa del giardino e del materiale contenuto nella casa di Armand Schulthess, un falò simile a quelli che si accendono per scacciare l'inverno o esorcizzare e bruciare il passato, in una ritualità tanto inquietante quanto collettiva.
Regaida Comensoli, storica dell'arte e curatrice indipendente. regaida@hotmail.com


Bis: 19.06.2016



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Ausgabe 4  2016
Ausstellungen Armand Schulthess [19.03.16-19.06.16]
Institutionen MASI/Palazzo Reali [Lugano/Schweiz]
Autor/in Regaida Comensoli
Künstler/in Armand Schulthess
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