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Fokus
6.2016


 Una Szeemann lavora sulle zone di confine della percezione, da lei definiti «paesaggi del subconscio», in quest'intervista parla di ‹The Seeds Journey› il progetto che presenterà per l'undicesima edizione di Manifesta ‹What People Do for Money: Some Joint ­ Ventures› curata da Christian Jankowski.


Una Szeemann - The Seeds Journey


von: Una Szeemann

  
The Seeds Journey, 2016. Foto: Bohdan Stehlik


Comensoli: L'indicazione di Christian Jankowski, curatore di Manifesta11, era di lavorare con un Host, una persona che rappresentasse una professione. Com'è nato il tuo progetto e perché hai deciso di collaborare con uno psicoterapeuta?

Szeemann: Per me era chiaro dall'inizio che volevo lavorare con l'ipnosi, ero a Los Angeles, dove per una settimana ho passato le notti in dormiveglia, ero nel letto e cercavo di trovare la vera intenzione; è lì che si è manifestata questa visione del seme. Nono­stante trovassi la metafora abbastanza triviale ho pensato che sarebbe stato interessante andare dallo psicoterapeuta Peter Hain e sviluppare questo seme sotto ipnosi.

Comensoli: Come si è svolta l'ipnosi?

Szeemann: Peter Hain mi ha chiesto di ritornare nel posto dove ho avuto la visione, di sentire gli odori, che tipo di luce c'era, la temperatura, è molto interessante perché sotto ipnosi tutti i sensi sono attivati. Ho rivisto il seme della visione iniziale che diventava sempre più grande. Prima come una testa piena di capelli biondi, poi sempre più grande fino ad assumere le dimensioni della statura umana, si è seduto su una sedia di fronte a me, aveva sempre la forma di un seme ma aveva questa struttura in fibre di cocco. Ci guardavamo aspettando che succedesse qualcosa. Già dall'inizio parlavo di qualcosa che era come me, come un riflesso in uno specchio sfocato. Poi abbiamo cominciato a viaggiare.

Comensoli: Dopo l'ipnosi com'è continuato il tuo progetto?

Szeemann: Adesso sto concretizzando i momenti centrali vissuti durante l'ipnosi: la struttura di cocco, la sabbia, la medusa di capelli, i danzatori invisibili e ovviamente i semi di cipresso. Ho pensato di trasformare questi elementi in oggetti, nell'idea di riprendere questa materialità e quello che rappresenta. Una volta terminati, questi oggetti verranno analizzati da uno psicoanalista, Olaf Knellessen.

Comensoli: Potresti descrivere e definire l'espressione «paesaggi del subconscio»?

Szeemann: I paesaggi del sub è un supertitolo che ho dato agli ultimi lavori, diversi progetti in cui rifletto su l'opera d'arte nell'immaginario. Che forma ha? Com'è al tatto? Ha una dimensione? Diventa più grande, diventa più piccola? Sono queste possibilità di girare attorno a qualcosa che non esiste, di cambiarlo in continuazione. In fondo queste opere sono già immagazzinate nel nostro subconscio e ogni tanto dei pezzi vengono estratti da questo paesaggio. Anche questo ultimo lavoro è come un paesaggio, un'archeologia personale di un luogo che non conosco nemmeno io, o veramente parzialmente. Sono delle tracce, dei viaggi in paesi sconosciuti, pur essendo miei.
Regaida Comensoli, storica dell'arte e curatrice indipendente, regaida@hotmail.com
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Bis: 18.09.2016



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Ausgabe 6  2016
Ausstellungen Manifesta 11 [11.06.16-18.09.16]
Institutionen Migros Museum für Gegenwartskunst [Zürich/Schweiz]
Autor/in Una Szeemann
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