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Fokus
9.2016


 Artisti che adottano approcci interdisciplinari e che abbrac­ciano l'estetica postdigitale sono sempre più presenti. Ne è un esempio l'attuale biennale d'arte di Berlino che, insieme a iniziative private analoghe nella capitale tedesca, propone quasi esclusivamente opere di questo genere.


Focus Berlino - Estetica postdigitale e interdisciplinarità


von: Boris Magrini

  
Choy Ka Fai · Notion, 2011


La nona edizione della biennale d'arte contemporanea di Berlino ha suscitato altrettanto elogi quanto disdegni. Particolarmente controversa è stata la scelta di affidare la curatela della mostra al collettivo DIS che gestisce una rivista online di moda, design, musica e cultura. L'esposizione è stata criticata per l'assenza di posizioni ideologiche e per il suo compiacimento per l'odierna società di consumo. Tuttavia, proprio attraverso questo approccio cinico, che emula consapevolmente tecniche di mercato, l'esposizione offre un'analisi pungente di una società globale, iperconnessa ma profondamente divisa. La biennale presenta inoltre opere con contenuti pertinenti e approcci innovativi, sebbene dia uno scorcio effettivamente ridotto della produzione artistica contemporanea, favorendo la tradizione legata all'uso di nuovi media. Oltre alle sculture provocatorie di Anna Uddenberg e alla spettacolare opera di realtà virtuale per Oculus Rift di Jon Rafman, troneggia in una sala un cubo in plexiglas con processore, realizzato da Trevor Paglen e Jacob Appelbaum, il quale permette un accesso internet anonimo con allacciamento alla rete Tor.
Altre iniziative private completano questo panorama artistico. Lo spazio Diskurs, fondato nel 2014 per promuovere collaborazioni tra Asia e Europa, esibisce le opere dell'italiano Marco Donnarumma e del singaporeano Choy Ka Fai. Donnarumma usa il corpo umano come strumento, amplificando suoni prodotti dalle contrazioni muscolari, mentre Ka Fai realizza coreografie incentrate sulla ripetizione di movimenti attraverso l'uso di tecniche di stimolazione nervosa elettrica. Curata da Elisa Rusca, l'esposizione indaga le analogie tra corpo e macchina, mettendo in risalto gli attriti prodotti dall'uso di biotecnologie. Analogamente, il Projektraum della Schering Stif­tung di Berlino offre dal 2009 esposizioni di artisti che sviluppano riflessioni sull'arte, la scienza e le nuove tecnologie. La mostra di settembre presenta i lavori di Yvonne Roeb, che imitano le scienze naturali creando oggetti surreali e totemici. Va inoltre segnalato lo spazio dell'associazione Art Laboratory Berlin, fondata nel 2006, con una programmazione incentrata su artisti che sviluppano progetti interdisciplinari. Il termine postdigitale, per quanto ambiguo, accomuna le strategie di artisti che cercano di oltrepassare l'euforia conseguente alla rivoluzione numerica per affrontare situazioni più locali e tangibili senza rinunciare all'uso di approcci ibridi.
Boris Magrini, storico dell'arte e curatore, vive e lavora a Zurigo. mail@borismagrini.com


Bis: 18.09.2016


‹9th Berlin Biennale›, fino al 18.9, Berlino bb9.berlinbiennale.de
‹Flesh & CHIP›, 8.9–9.10, DISKURS, Berlino www.discursus.info
‹Yvonne Roeb›, 15.9–6.11, Schering Stiftung, Berlino www.scheringstiftung.de
‹NatureCultures›, fino al 4.9, Berlino http://artlaboratory-berlin.org



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Ausgabe 9  2016
Autor/in Boris Magrini
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