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Fokus
12.2016


 La Triennale di Milano indaga «L'altro sguardo» nella prima rassegna fotografica su tre generazioni di autrici femmine con opere documentarie, impegnate e artistiche dagli anni '60 ai giorni d'oggi. Le pioniere commuovono per il loro coraggio, la loro radicalità e le loro sperimentazioni.


L'altro sguardo - fotografia di Gender in Italia


von: Barbara Fässler

  
Giovanna Borgese · Le ragazze di Prima Linea, Torino, 1981, dalla serie ‹Un paese in tribunale, Italia 1980-1983›, stampa gelatina bromuro d'argento, 40x30 cm.


Nel 1971 Gabriella Mercadini scatta un'immagine che trasmette in maniera emblematica la ragione del disagio che ha portato le donne a ribellarsi, partendo dalla propria esperienza di appartenere al sesso femminile e di essere costrette in un ruolo sociale spesso scarsamente riconosciuto e poco gratificato. Nel centro della fotografia, che rappresenta una manifestazione con donne e bambini, vediamo un cartello con la frase paradossale «Ci ammazziamo di lavoro, ma siamo tutte disoccupate». Sul marciapiede sudicio siede una ragazza con lo sguardo fisso nel vuoto: esaurita, tiene un bambino dormiente in braccio.
Sono 150 le opere esposte alla Triennale di Milano, di 50 autrici che ricoprono 50 anni di fervore documentario e di ricerca visiva. La prima mostra antologica che indaga lo sguardo al femminile nel Bel Paese, è nata grazie all'avvertenza di Donata Pizzi, fotografa e photo editor, che si accorse in prima persona della difficoltà di essere donna fotografa. Costatando la grave disattenzione delle istituzioni e della critica riguardo alle fotografie delle autrici, decise quindi di iniziare a collezionare le loro opere. Significative sono le opere che inaugurarono la collezione e che ora aprono la mostra: la serie dei ‹Travestiti 1965-1971› di Lisetta Carmi che focalizza il tema paradigmatico del genere e della sua definizione sociale. La rassegna è costituita da quattro sezioni: il fotoreportage pionieristico (anni '60), il femminismo politico (anni '70), l'identità e l'alterità (anni '80) e le sperimentazioni formali (anni '90/2000).
Le fotogiornaliste della prima ora rischiarono la vita testimoniando conflitti e drammi in Italia, nell'intenzione di scoprire i fatti per cambiare le cose: basta pensare alle immagini struggenti dei manicomi di Carla Cerati, delle donne di «Prima Linea» dietro le sbarre di Giovanna Borgese o dell'omicidio per mano della mafia di Piersanti Mattarella (fratello del presidente della Repubblica) di Letizia Battaglia. Tra le femministe spicca Agnese de Donato con i suoi ritratti di un bel giovine in posizione lasciva con i pantaloni aperti: l'esatta immagine specchiata della donna «oggetto sessuale». Passati gli anni radicali, le artiste si concentrarono su storie della vita familiare, degli affetti e della memoria: nella serie ‹20.12.53-10.8.04› Moira Ricci inserisce la propria immagine nelle fotografie storiche di sua madre. La collettiva sconfina nella ricerca artistica con i giochi tecnici (Paola di Bello), le astrazioni (Marzia Migliori) o altri punti di vista (Marina Ballo-Charmet), lavori che rivoluzionano il fondamento stesso della fotografia, disarginandola dal suo obbligo di rappresentare il reale.
Barbara Fässler è artista, teorica e docente di arti visive al liceo KMSU. barbarasic.faessler@gmail.com

Bis: 08.01.2017



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Ausgabe 12  2016
Ausstellungen Triennale di Milano 2016 [08.11.16-08.01.17]
Institutionen Palazzo della Triennale [Milano/Italien]
Autor/in Barbara Fässler
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