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Fokus
11.2017


 In un'era in cui le immagini possono essere manipolate, comprate in stock e riprodotte su scala industriale, in che direzione si sta sviluppando la pittura in Svizzera? La risposta è suggerita da sei artisti in ‹A place with no name› allo spazio Sonnenstube a Lugano.


Sonnenstube - A place with no name


von: Giulia Ficco

  
Ivan Mitrovic · Teppich IV, 2016, Olio su iuta, 200x150 cm


‹A place with no name› è la mostra a cura di Marta Margnetti e Giada Olivotto allo spazio Sonnenstube. Il titolo suggerisce come il medium pittura sia in una fase di rinascita: l'ultimo secolo l'ha visto entrare in crisi a causa della facilità di riproduzione nel mondo digitale. Quello che le due curatrici ci suggeriscono è che si nota una tendenza contemporanea nel ritornare alle sue origini. Sei artisti svizzeri sono stati scelti con lo scopo di mostrare le direzioni di questa evoluzione.
Kevin Aeschbacher (*1988, Zurigo) propone un connubio tra digitale e analogico: i suoi lavori si basano sulla manipolazione della realtà al computer per poi trasferirla, frammentata, con tempere su tela. Aeschbacher interpreta così il digitale come supporto che non sostituisce il gesto analogico. Il lavoro di Charlotte Herzig (*1983, Vevey) è introspettivo e astratto: l'artista proietta il suo spazio interiore emotivo grazie alla pittura, un processo facilitato dal confronto materiale tra artista e tela. Zara Idelson (*1987, Ginevra) lotta, invece, contro la tela: cerca di oltrepassare la barriera che essa rappresenta e che divide l'arte dall'artista, utilizzando una metafora compositiva, una finestra sull'altrove. Ivan Mitrovic, (*1985, Berna) mette la tela al servizio d'immagini evocative. Egli rappresenta la metamorfosi di oggetti conosciuti e simbolici e sfrutta il potere rappresentativo della tela, donando nuovi significati ai soggetti delle sue opere. Sarah Margnetti (*1983, Vevey), rielabora immagini commerciali in virtuosismi tecnici di manipolazione spaziale. Sfruttando immagini ready-made, ne evidenzia, con il suo lavoro, l'accumulo e la ripetizione a cui, in quanto compratori, siamo sottoposti costantemente. Infine il duo Bastien Aubry (*1974, Saint-Imier) & Dimitri Broquard (*1969, Ginevra) approfondisce il rapporto tra arte e design, un confine labile nel mondo contemporaneo. Gli artisti pongono davanti agli occhi del fruitore oggetti che lo obbligano a diventare inquisitore: ciò che vedo è arte o design?
La tela obbliga l'artista a una fase preparativa più consapevole, e dunque più profonda. Inoltre il processo creativo cambia: il segno non è automatizzato e perfetto come se fosse fatto al computer. L'imperfezione non solo è contemplata ma accentua l'espressività dell'opera. La pittura dona all'artista una dimensione più umana: questo è il messaggio suggerito dalle due curatrici e dalla selezione di artisti presentata.
Giulia Ficco è curatrice specializzata in Art Brut/Outsider Art e sulla storia della sua curatela. info@raum9.ch

Bis: 03.12.2017



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Ausgabe 11  2017
Ausstellungen A place with no name [03.11.17-03.12.17]
Institutionen Sonnenstube [Lugano/Schweiz]
Autor/in Giulia Ficco
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